Guardare non basta, bisogna saper vedere

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Quadro del maestro Karam Cannarella raffigurante una porta socchiusa con luce e una scarpa sul pavimento, per la rubrica Imparare a guardare.

Prosegue l’appuntamento settimanale con “Imparare a guardare”, lo spazio d’autore curato per Il Giornale OFF dal maestro Karam Cannarella. Un percorso riflessivo per riscoprire il valore del tempo, del silenzio e dell’ascolto visivo nella pittura contemporanea.


Ogni giorno passiamo davanti a centinaia di immagini. Le osserviamo per un istante e poi le dimentichiamo. È il destino di un mondo che corre troppo in fretta. Ma l’arte chiede il contrario: ci invita a rallentare.

Imparare a guardare significa concedere tempo alle cose. Un vecchio muro scrostato può raccontare più di un monumento. Una porta socchiusa può parlare di chi è appena uscito o di chi non tornerà più. Una sedia vuota non rappresenta un’assenza, ma una presenza che continua a vivere nella memoria.

Quando dipingo non cerco mai di copiare ciò che vedo. Cerco ciò che rimane dopo che lo sguardo superficiale è passato. È lì che nasce l’opera.

Molti mi chiedono perché nei miei lavori gli spazi sembrino abitati anche quando non compare nessuna figura umana. La risposta è semplice: le persone passano, i luoghi ricordano. Ogni stanza conserva un frammento di vita, ogni oggetto custodisce un gesto, ogni luce trattiene una storia.

L’artista non inventa queste storie. Le ascolta.

Per questo invito anche voi a fare un piccolo esercizio. Fermatevi davanti a un luogo che conoscete bene: una piazza, una finestra, il mare, una vecchia casa. Restate in silenzio qualche minuto. Non cercate qualcosa di straordinario. Lasciate che sia quel luogo a parlare.

Forse scoprirete che vedere non significa soltanto usare gli occhi. Significa imparare ad ascoltare la memoria nascosta dentro le cose.

È da questo ascolto che nasce l’arte. Ed è da questo ascolto che, qualche volta, nasce anche una parte nuova di noi.

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