«Puoi andare via dal Pigneto, ma il Pigneto non andrà mai via da te». Alcune frasi riescono a parlare di un luogo meglio di tante descrizioni. Questa, scelta da Roberta Costantino per accompagnare il suo libro “Pigneto”, pubblicato da Giulio Perrone Editore, racchiude il senso di un attaccamento che va oltre la geografia, le strade e i confini rionali. Parla di appartenenza, di incontri, di ricordi e di quella forma impagabile di affetto che soltanto alcuni posti riescono a lasciare in chi li attraversa. Ma il Pigneto è molto di più dell’immagine che, negli anni, ha creato intorno a sé. È un quartiere di Roma che cambia, accoglie nuove presenze e custodisce storie antiche. Spesso, però, è etichettato da mode e rappresentazioni che rischiano di restituirne soltanto una parte. Ed è proprio da tale consapevolezza che nasce l’opera di Costantino: un viaggio tra passato, presente e futuro per andare oltre gli stereotipi e riscoprire l’identità di uno dei simboli della Capitale.
Dalle origini popolari alla Resistenza, passando per Pier Paolo Pasolini e l’immaginario del cinema neorealista, fino alle trasformazioni più recenti, il volume ricostruisce le stratificazioni storiche e sociali che non hanno mai smesso di evolversi e sorprendere. Non è una dichiarazione d’amore nostalgica, ma un saggio narrativo che intreccia vicende collettive e dimensioni individuali in un ritratto articolato e pregno di sfumature. Le vie animate, i locali, la street art e la vivacità che ne hanno alimentato la notorietà sono solo alcune delle sue mille facce. Il Pigneto è anche quello delle radici familiari, delle relazioni quotidiane e delle tracce di vita, spesso silenziose.

Un passato che non rimane confinato nelle pagine ingiallite, ma continua a dialogare con un’attualità fatta di cambiamenti urbanistici, vecchie abitudini che si abbracciano e possono pure scontrarsi. Il merito del libro, forse, è soprattutto quello di sottrarre la visione comune alla semplificazione. Dietro la nomea ormai consolidata di quartiere alternativo, bohémien e anticonformista, esiste una realtà molto più complessa in cui si alternano storie, paradossi e controsensi. È qui che la narrazione trova il suo punto di forza, spostando lo sguardo verso le persone, dalle cartoline urbane ai racconti di chi abita un vero e proprio métissage di percezioni e culture, nel quale ogni strada può tessere una trama e ogni incontro contribuire a ridefinire il significato della parola inclusione.
C’è un elemento che rende particolarmente interessante il lavoro editoriale ed è il rapporto diretto dell’autrice con la zona. Arrivata dalla Puglia, Costantino ha esplorato la città prima di stabilirsi al Pigneto, dove vive ormai da quasi vent’anni. Un periodo sufficientemente lungo per consolidare un’unione profonda, osservare i mutamenti e riconoscere ciò che resiste alle novità. Professionista della comunicazione ed esperta di storytelling, la scrittrice ha fatto delle connessioni anche una pratica concreta tramite “Pignetismi”, associazione culturale da lei fondata. Un progetto nato per mettere in relazione persone e generazioni diverse con iniziative dedicate all’arte, alla cinematografia e agli scambi linguistici. Questa esperienza sembra trovare una naturale prosecuzione nel volume.
La prospettiva non è quella di chi scruta da una distanza rassicurante, piuttosto di chi ne conosce le dinamiche, ne comprende le contraddizioni e ne ha condiviso gli sviluppi. La sua intuizione sta nel non cercare un’unica definizione identitaria. Il Pigneto non viene imbalsamato in un tempo idealizzato, né svelato come uno scenario contemporaneo necessariamente migliore o peggiore di quello che l’ha preceduto. Al contrario, ne emerge una polaroid affascinante tratteggiata da livelli differenti di sovrapposizione, dove la memoria convive con il rinnovamento e non è un patrimonio immobile, ma qualcosa che si plasma giorno dopo giorno. Un invito, quindi, a guardare oltre le apparenze, a recuperare il valore della tradizione e a riconoscere nei legami la vera eredità territoriale. Perché rioni e quartieri cambiano insieme alla gente, accolgono percorsi inediti e conservano, talvolta in maniera invisibile, le impronte di quelli passati.













