Modestamente, storie di ordinaria malinconia nel nuovo singolo “Situazioni, vite”

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Modestamente, Ph. Angelo D'Anna
Modestamente, Ph. Angelo D'Anna

Fotografie istantanee di vissuti differenti che, accostate senza gerarchie, creano un mosaico di esperienze umane nel quale ciascuno può riconoscere qualcosa di sé. Fino a pensare che «è stupido sentirsi in colpa perché il tuo inferno è abbastanza buono, ti puoi lamentare». È probabilmente in questi versi che si concentra il cuore di “Situazioni, vite”, il nuovo singolo di Modestamente, nome d’arte di Andrea Spirìo. Parole che arrivano con la semplicità delle verità più difficili da accettare e che mettono in discussione una delle abitudini più radicate nelle nostre relazioni: quella di ridimensionare il proprio dolore confrontandolo continuamente con quello degli altri. Dopo aver esplorato le ferite private in “Scordati” e le fragilità del desiderio in “Alberi bianchi”, l’artista siciliano torna con un brano che allarga il campo d’indagine, passando dall’intimità individuale a una dimensione collettiva. In “Situazioni, vite”, distribuito da Believe, non ci sono necessariamente grandi tragedie o eventi straordinari a occupare la scena, ma frammenti di esistenza, momenti apparentemente normali che, osservati da vicino, rivelano tutta la loro complessità. Ci sono gli esami falliti, le giornate che sembrano non finire, il traffico che interrompe una corsa verso qualcuno, le scale interminabili per chi si stanca persino a sostenere il peso delle proprie giornate. E poi le immagini più dolorose, come quelle dei bambini alla ricerca di una madre che non c’è più o dei capelli lasciati in ospedale.

Il gioco tra situazioni scomode e vite semplici, e viceversa, diviene la chiave narrativa del pezzo. Perché non si vivono esistenze completamente lineari né difficoltà universalmente misurabili. Quello che per alcuni può sembrare un ostacolo insignificante, per qualcun altro rappresenta una montagna difficile da scalare. Modestamente sceglie di non stabilire graduatorie, ma di lasciare spazio all’ascolto. Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi, O.R.k., Dunk) si insinua nella partitura con le sue chitarre e una timbrica viscerale, ruvida, mai addomesticata. Un intreccio sonoro che dà corpo a una canzone che, lontana da ogni intento consolatorio, scardina quel senso di colpa silenzioso e diffuso che, spesso, ci si porta dentro senza nemmeno riconoscerlo. È soprattutto il ritornello a trasformare questa intuizione in una presa di posizione. Non è un invito all’autocommiserazione, ma una dichiarazione di legittimità emotiva. Non serve arrivare al limite, attraversare il malessere più grande o dimostrare di stare peggio degli altri per avere il diritto di sentirsi fragili. La sofferenza non è una competizione e non dovrebbe esserlo neanche la solidarietà. In questo senso, il riferimento al «catechismo mattutino di questo sopportare» aggiunge un ulteriore livello di lettura: l’idea di una disciplina giornaliera che ci educa a resistere, a ingoiare la malinconia, a non disturbare con le nostre insoddisfazioni. Un’abitudine quasi automatica, diventata parte del linguaggio comune, che finisce per tramutare la capacità di sopportazione in un obbligo e il bisogno di aiuto in qualcosa di cui vergognarsi.                             

Modestamente, Ph. Angelo D’Anna

“Situazioni, vite” si inserisce in continuità con il percorso artistico di Modestamente, ma ne amplia le prospettive. Se i precedenti lavori guardavano soprattutto alle conseguenze emozionali delle relazioni e del desiderio, il nuovo singolo si sofferma su ciò che accade fuori e dentro di noi ogni giorno. Uno sguardo che non cerca risposte definitive, ma prova a restituire dignità anche a quelle vicende che normalmente vengono liquidate con un «poteva andare peggio». Lo studio musicale e compositivo sposa un tema tanto quotidiano quanto necessario, ricordando che dietro ogni lamentela può esserci una storia che non si conosce, dietro ogni gesto di abnegazione o resilienza una fatica invisibile e dietro ogni apparente normalità una battaglia personale. Così, il cantautore agrigentino suggerisce di smettere, almeno per un attimo, di fare confronti. Dopotutto, riconoscere il dolore altrui non significa negare il proprio e imparare ad assecondarsi o accogliersi non vuol dire essere egoisti. A volte, per sentirsi meno soli, basta sapere che non bisogna chiedere il permesso di stare male. E che pure il nostro piccolo inferno merita di essere ascoltato.

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