C’è un’Italia che non compare nelle vetrine patinate dei circuiti turistici di massa, lontana dal clamore frenetico delle grandi metropoli e dalla standardizzazione culturale contemporanea. È l’Italia dei borghi fieri, delle piazze lastricate di pietra e della provincia profonda, autentico scrigno di una ricchezza storica e artistica senza eguali al mondo. A dare voce a questa straordinaria eredità è Edoardo Sylos Labini con il suo ultimo libro, «Le Città Identitarie»: un’opera che supera la semplice dimensione del saggio per farsi manifesto culturale e atto d’amore verso le nostre radici.
Il volume propone un vero e proprio Grand Tour contemporaneo in venti tappe, una per ogni regione italiana. Un itinerario che si snoda da Nord a Sud alla riscoperta di figure e vicende che, partendo proprio dal cuore pulsante della provincia, hanno plasmato la grandezza della nostra civiltà. Il punto di partenza ha un forte valore simbolico e affettivo: Pomezia, città natale dell’autore, dove il mito colloca lo sbarco di Enea, padre fondatore della stirpe romana. Da quel lido ancestrale prende il via una cavalcata avvincente lungo l’intera penisola.
Attraverso queste pagine sfilano centri spesso etichettati frettolosamente come «minori», ma che custodiscono memorie universali: la Lucca lirica di Puccini, la Trieste mitteleuropea di Italo Svevo, L’Aquila fiera e spirituale di Celestino V, la Ferrara rinascimentale di Lucrezia Borgia, fino alla Loano dei Doria e a una Rovereto incendiata dal genio futurista di Depero. E ancora: la melodia partenopea di Sorrento con D’Esposito, la Catania drammatica di Verga e Bellini, Lecce con la voce d’oro di Tito Schipa e le scogliere de La Maddalena segnate dal mito di Garibaldi. Un percorso che abbraccia anche Pavia, Chioggia, Casale Monferrato, Potenza, Campobasso, Cervinia, Norcia e Pizzo.
Con il tratto narrativo vibrante, diretto e appassionato che il pubblico ha imparato ad apprezzare nella trasmissione televisiva «Radix», Sylos Labini ricuce paesaggi, tradizioni e vite straordinarie. Ne scaturisce una guida sentimentale e al tempo stesso un atlante di identità: un invito irrinunciabile a rimettersi in cammino per riscoprire da dove veniamo e non dimenticare chi siamo.












