Linguaggio Plurale, l’Abruzzo come spazio d’incontro

0

Che cosa accade quando le parole non bastano? Quando una lingua non è condivisa, o quando a separare due persone non è soltanto il vocabolario, ma un diverso sistema di riferimenti, abitudini e memorie? È da questa frattura, e dalla possibilità di attraversarla, che prende forma Linguaggio plurale – Arte tra lingue e culture, il progetto espositivo curato da Ilaria Centola. La mostra, ospitata al MACU – Martinsicuro Arte e Cultura fino all’8 novembre 2026, propone l’arte come luogo di traduzione e di incontro: non una lingua alternativa che cancelli le differenze, ma uno spazio comune in cui renderle visibili e, forse, più comprensibili. Dopo Martinsicuro, il percorso proseguirà a Vasto, Pescara e L’Aquila.

La distanza tra le persone, del resto, non coincide sempre con quella che separa due idiomi. Anche quando ci si comprende sul piano verbale, resta talvolta una soglia culturale difficile da oltrepassare: gesti, consuetudini ed esperienze che non si lasciano esaurire in una spiegazione. L’arte interviene proprio in questo spazio. Le immagini non chiedono necessariamente di condividere una lingua; sollecitano piuttosto uno sguardo, una reazione, una forma di riconoscimento. In Mosul di Elizabeta Tzvetkova, il legame tra una madre e la figlia si concentra nell’abbraccio: un gesto essenziale, capace di restituire un’esperienza umana senza bisogno di tradurla in parole. La storia individuale conserva la propria specificità, ma trova nell’immagine una possibilità di risonanza più ampia.

Questa ricerca attraversa opere e linguaggi differenti. Al MACU la pluralità culturale prende forma attraverso pittura, fotografia, installazione, scultura, arte digitale e intelligenza artificiale; una varietà di mezzi che corrisponde alla molteplicità dei punti di vista raccolti dalla mostra.

Le opere di Sabrina Ravanelli e Paolo Saladini e di Max Marra si muovono lungo una dimensione più intima e introspettiva, portando in superficie ciò che di invisibile ciascun individuo custodisce dentro di sé. In Gruppo umano, le figure si fanno espressione di identità molteplici, storie personali e visioni del mondo che convivono silenziosamente, restituendo la complessità dell’esperienza umana. Una ricerca che assume una declinazione ancora più singolare in Humana Res di Max Marra, dove i vissuti individuali si traducono in una metamorfosi della figura: il corpo si deforma, si trasfigura e assume sembianze ambigue e irripetibili, diventando il luogo in cui le esperienze interiori trovano una propria manifestazione visibile.

Il tema della migrazione emerge con particolare evidenza in Ri-scritture di Gabriella Kuruvilla e Luca Tridente. Una figura stringe una valigia, mentre il volto, coperto da una nube bianca, perde i propri contorni. Il viaggio non è rappresentato soltanto come spostamento geografico: investe l’identità, la memoria e il modo in cui una persona riconosce sé stessa. Tra il luogo lasciato e quello in cui si arriva può aprirsi una condizione di sospensione, nella quale l’appartenenza non è più un dato stabile. Sullo sfondo, figure e simboli compongono un linguaggio visivo condiviso, una trama di segni che tenta di mettere in relazione esperienze e identità differenti. Non si tratta di annullare ciò che distingue, ma di individuare una possibilità di contatto.

La mostra si inserisce nel progetto Arcadia – FAMI 2021-2027, realizzato dall’Istituto Comprensivo Statale “Sandro Pertini” di Martinsicuro con l’obiettivo di favorire l’inclusione scolastica degli studenti con un passato migratorio. Il legame tra l’esposizione e il contesto educativo non è secondario: la riflessione sull’incontro tra culture esce dalle sale e si misura con una realtà concreta, quella della convivenza quotidiana. L’integrazione, nella prospettiva del progetto, non coincide con l’omologazione. Non chiede all’altro di rinunciare alla propria storia per essere accolto, ma presuppone ascolto, reciprocità e rispetto. La differenza, in questa prospettiva, non è un ostacolo da rimuovere, bensì una componente capace di arricchire lo spazio comune.

La mostra riunisce, in ordine alfabetico: Valeriangelini, Luca Bonfanti, Marco Circhirillo, Rudy Falomi, Max Falsetta Spina, Davide Ferro, Lino Giussani, Alec Grognardi, Barbara Grossato, Marc Vincent Kalinka, Gabriella Kuruvilla, Max Marra, Mistiche Nutelle (Vittorio Dario Brocadello, Mauro Luccarini e Adriano Tetti), Samuele Polacco, Sabrina Ravanelli, Michele Rigoni, Giovanni Ronzoni, Paolo Saladini, Livia Spinolo, Vittoria Taddia, Aldo Tagliaferro, Luca Tridente ed Elizabeta Tzvetkova.

Dopo la tappa di Martinsicuro, Linguaggio plurale proseguirà a Vasto, a Palazzo d’Avalos, dal 13 al 29 novembre 2026; a Pescara, all’Aurum – La fabbrica delle idee, dal 4 al 10 dicembre; e infine a L’Aquila, a Palazzo dell’Emiciclo, dal 16 dicembre 2026 al 31 gennaio 2027.

Linguaggio plurale – Arte tra lingue e culture, a cura di Ilaria Centola, è visitabile al MACU – Martinsicuro Arte e Cultura dal 24 ottobre all’8 novembre 2026, tutti i giorni dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 17:00.

Humana Res, Max Marra, tecnica mista su juta, 2019–2020
Ri-scritture, Gabriella Kuruvilla e Luca Tridente, tecnica mista su tela, 2020
Mosul, Elizabeta Tzvetkova, ricamo su tessuto di lino, 2018
Articolo precedentePicasso a Bari smonta le gerarchie dell’arte
Jolanda Borgese
Jolanda Borgese è una giornalista appassionata di arte e cultura, con un occhio attento alle nuove tendenze e alle espressioni artistiche contemporanee. Collabora con diverse testate, offrendo approfondimenti su mostre, artisti emergenti e il dialogo tra arte e società. La sua scrittura mira a rendere accessibile la complessità del mondo dell'arte, esplorandone le connessioni con la vita quotidiana e le sfide del nostro tempo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here