In una Belluno briosa, pronta a riscattare la sua cultura e tradizione, si è inaugurato da poche settimane il nuovo Museo Civico nel restaurato Palazzo Fulcis, in via Roma, nel centro della città. Un palazzo settecentesco rimesso a nuovo con criteri all’avanguardia, 600 opere dal medioevo al novecento (dipinti, sculture, arredi, gioielli, disegni e stampe) che possono disporsi su tremila metri quadrati di spazio espositivo, diversi piani e 24 stanze. Un’operazione durata trent’anni, tra acquisto e recupero del palazzo, con il sostegno della Fondazione Cariverona (quasi 14 milioni di euro).
E un risultato che riempie di orgoglio la piccola e affascinante città di circa trentaseimila abitanti, dall’aria di montagna, ai piedi delle Dolomiti. Un quadrilatero di case affacciate sul Piave e sull’Ardo, città fortezza fondata dai romani, famosa per il suo legno, le importanti strade, le porte, i castelli, le chiese, i palazzi, e infine i prodotti genuini, latte, formaggi, farina. Ma ricca anche di una tradizione artistica molto particolare, con artisti locali o giunti da altre zone. Ad esempio Simone da Cusighe, pittore tardogotico, autore di preziosi polittici su fondo oro. Il bellunese Matteo Cesa, bravo pittore e scultore ligneo, che si apre con timidezza al Rinascimento. Per continuare con Bartolomeo Montagna, con Iacopo
Parisati da Montagnana, abile frescante di fine 1400, legato all’arte di Andrea Mantegna. Sino ai grandi Tiziano, nato poco lontano, a Pieve di Cadore, Domenico Tintoretto, il barocco Andrea Brustolon, autore di capolavori lignei, il paesaggista settecentesco Marco Ricci, nipote del grande Sebastiano Ricci, pittore di storia e decoratore. E poi il celebre paesaggista Ippolito Caffi.
Di tutto questo e di altro testimonia il nuovo museo, che raccoglie diversi nuclei collezionistici, prima conservati nel Palazzo dei Giuristi in Piazza Duomo, aggiungendone altri conservati nei depositi. Un edificio storico di alto pregio, molto elegante, appartenuto alla famiglia Fulcis, e oggi modernizzato mantenendo intatti i suoi elementi caratteristici.
Infine, una sorpresa: ad accompagnare l’inaugurazione del museo, una piccola mostra con tre dipinti di Tiziano (sino al 1 maggio): la Madonna Barbarigo, giunta dall’Ermitage di San Pietroburgo, dopo oltre 160 anni di lontananza dall’Italia, accompagnata da altre due Madonne del maestro e della sua bottega, giunte da rispettivamente dal Museo di Belle Arti di Budapest e dagli Uffizi di Firenze. Cataloghi e pubblicazioni freschi di stampa accompagnano l’evento.












