In tempi di Brexit, contro l’invasione innaffiare le radici col Lambrusco, “siccome unico vero vino autoctono italiano”.
Comprare i Pensieri del Lambrusco (Marsilio, pp.175, Euro 16) pensando di aver acquistato una lettura per l’estate è una bestemmia. Prendere i Pensieri del Lambrusco per un semplice libro è un errore.
Le pagine di Langone sono una testimonianza, meglio ancora se ascoltate con Invaders must die dei Prodigy, con l’elettronica che ti punge. E di questo c’è bisogno, di liberazione e di trasmissione. C’è bisogno di un manuale da passarsi di mano in mano quando la sera a cena davanti al Tg5 ci si comincia a sentire inutile ingranaggio di un’oligarchia di cemento, di un’egemonia culturale imperante figlia di un progresso immaturo in cui “mille cose avanzano, novecentonovantanove regrediscono”, per dirla con Amiel.
Serve una testimonianza che non avesse il sapore d’un trattatello autocelebrativo
sullo stato (avanzato) di decomposizione dell’Italia e di come si possa icasticamente salvarne le sorti. Non serviva un necrologio, né un pianto greco. Serviva una stroncatura di cuore e di pancia. Allora, tra un pensiero ed un Lambrusco, ce la si può fare a sgomberare la mente, ce la si può fare a dire certe cose – al Veneziani ricordo in Lettera agli Italiani, cui lo stesso autore fa cenno con stima -, a perpetuare la Civiltà schivando il nichilismo, a parlare di derivazione, di identità nazionale e spirituale, di ciò che fu – senza essere Evola o Tolkien -, a ricordarsi di vivere le più piccole cellule sparse sulla pelle d’Italia. Ce la si può fare. Ancora. Ce la si può fare a piantare radici senza ricorrere alla smielatezza della nostalgia – non quella capace di proseguire la Tradizione; quella di mio padre quando su Italia 1, la sera d’estate, gli ripropongono un concerto dei Pooh del ’77 -, ma all’efficacia della rabbia, del senso di ribellione a determinati schemi disumanizzanti ed illogici. Ce la si può fare a restringere la confusa sconfinatezza della pratica estrema del materialismo, a rallentare la velocità, a veder germogliare la vite, a tornare ad investire sull’olio italiano, a fare l’amore senza preservativo nella speranza di veder nascere la vita, degli italiani.
Gli italiani, quelli stretti negli ismi di oggi, superati a fatica quelli di ieri; incastrati nell’omosessualismo e nell’americanismo, nell’animalismo – l’autore giura che non ha “nessuna intenzione di morire per salvare un tonno”, leggere per capire, credere, solidarizzare -, nell’ateismo e nel conformismo, nell’immigrazionismo e in tutti gli ismi rimasti o nuovi sul mercato – parte della cura e della malattia, secondo i tempi moderni e i Coldplay – che da Langone vengono maltrattati, finalmente.
Ed in questo l’ottimo autore delle Preghiere, narratore della realtà, giammai intrattenitore comico, unico cattolico che sa spiegarti perché lo è, oggigiorno, esprime uno stile a sé, quello del cinismo langoniano, un cinismo in 3d: divertente, dissacrante, devastante. Con esso riordina le idee, le figure, i ruoli, sulla via del Ritorno – ad una dimensione umana, alla semplicità capace di scardinare il caos, ad una sostenibilità della coerenza: “sono nauseato da questo nuovo moralismo che si scandalizza a corrente alternata. Basta vedere cosa si scatena in difesa degli animali. A Genova fino agli anni ‘60 si consumava in maniera abitudinale carne di delfino, faceva parte di molte ricette tradizionali. Ora il delfino è un “super tabù”, tempo fa mi sarebbe piaciuto cucinarlo ma si rifiutano di parlarne persino i pescatori”, per dirla con l’autore in un’intervista ad Intelligonews di Fabio Torriero.
In questo trattato d’amor proprio e d’amor patrio, si ride, si riflette, ci si sente liberati da un peso che, talvolta, non riusciamo a toglierci dallo stomaco. No, non quello delle pappardelle al cinghiale innaffiate di Nero d’Avola – mi perdonerà Camillo Langone ma ho sempre abbinato così -. Contro l’invasione, sottotitolo dell’opera, è una meta e una modalità, da esprimersi tramite la distruzione dei luoghi comuni, delle fattezze di un sistema sciocco e tanto adolescente.
Contro l’invasione, antidoto Langone consigliato agli italiani. Ai prodotti del meticciato può andar bene Fabio Volo.













