Il rebus di Rebis, l’artista fantasma

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Warhol con sopresa

Per ora di Rebis non so nulla. Scrivo al buio, come un giocatore di Poker tento l’azzardo. Ma la cosa non mi preoccupa, poiché nell’era della visibilità molti artisti e scrittori hanno deciso di sottrarsi a questo obbligo/condanna. Rebis è chiaramente uno pseudonimo. In latino re-bis, cioè bis-re, significa due volte una cosa, ovvero cosa doppia. E’ un concetto alchemico usato per indicare l’unione degli opposti, la mitica compositum de compositiis. Il suo account mail – che svelo e mi perdoni – è rebis@live.it come a significare la propria esistenza italiana (qualcuno sostiene provenga da Torino). Per il vero, so che si chiama Andrea, o meglio un amico passandomi l’indirizzo mi ha detto che si chiama Andrea e a questo nome ho intestato il mio messaggio, anche se poi lui mi ha risposto firmandosi semplicemente Rebis. Mi ha allegato giudiziosamente una serie di link, anche di importanti siti di arte straniera, da cui avrei potuto prendere spunto per l’articolo.

La cosa più sorprendente è un manifesto “del/nel dopo” dove Rebis, credo auto-intervistandosi, fornisce alcuni spunti sulle origini della propria attività di artista. Rimandi filosofici impegnativi (i testi che consiglia sono L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, La società liquida di Zygmunt Bauman, L’arte e la sua ombra di Mario Perniola) spiegano che l’artista contemporaneo non può più permettersi di non essere cosciente del proprio fare arte, di cosa significhi fare arte; e allo stesso tempo per superare questo eterno presente del contemporaneo fatto di finte novità e finte dissacrazioni e trucchetti debba tornare alle fonti originarie dell’arte: “vogliamo ripercorrere la corrente, non tanto per tornare indietro, ma per comunicare la consapevolezza che tutti; che siamo tutti nel dopo, anche se per alcuni, ciò, avverrà malvolentieri”.

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A proposito, nel mare magnum della rete ho trovato anche una serie di opere di Rebis, sparse qua e là, a brandelli, e così diverse per stile e realizzazione che dobbiamo sospendere il giudizio: reinterpretazioni caravaggesche (per esempio del Bacco), molto spazialismo reinventato, un po’ di concettuale (una splendida bandiera italiana), fotografie ritoccate (quella della testata di Zidane a Materazzi), perfino una goliardica reinvenzione del pop più conosciuto, quello di Warhol.

Ps. Rebis mi ha detto che presto esporrà a Milano. Non si sa ancora dove.

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