Altro che mercato e provocazioni: Michela Martello dipinge il sacro cucendo visioni

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Opera di Michela Martello per la mostra alla Founders Gallery presentata da Emanuele Beluffi su Il Giornale OFF
.Michela Martello, Stigmate, acrilic e pastelli su tela militare vintage,
Alla Founders Gallery della Soka University in California va in scena la personale dell’artista italiana di stanza a Brooklyn. Tra stoffe militari recuperate, vecchi kimono e memorie devozionali, un percorso decennale che sfida la dittatura delle quotazioni per riscoprire il senso profondo dell’immagine.
Allestimento della mostra May All Beings Know We Are Dreaming di Michela Martello - Approfondimento di Ivan Quaroni e Emanuele Beluffi
Foto apertura-soka university, founders gallery, installation with title

L’arte contemporanea ha trasformato tutto in merce, perfino la provocazione. Le opere si comprano come azioni, si rivendono come investimenti e finiscono ad arredare le dimore dei ricchi. In un sistema così, dedicarsi seriamente al sacro e alla meditazione è una scelta decisamente controcorrente. Soprattutto quando la spiritualità nasce da una necessità autentica e alimenta un percorso di ricerca durato anni. È il caso di Michela Martello, artista italiana residente a Brooklyn che dipinge figure femminili dalle sembianze divine, animali fantastici e creature ibride infarcite di simboli magici e rituali. Le sue immagini incrociano l’iconografia buddhista tibetana, il folclore asiatico, le mitologie mediterranee e reminiscenze delle miniature medievali. I simboli attraversano culture ed epoche, cambiano significato, si combinano liberamente e finiscono per comporre una mitologia personale, popolata di presenze enigmatiche e apparizioni sorprendenti.

Lo racconta bene May All Beings Know We Are Dreaming, la mostra personale alla Founders Gallery della Soka University of America, in California, fino al 20 gennaio 2027. Curata da Anne Austin Pearce, artista e docente del dipartimento di Arte dell’ateneo, la mostra riunisce lavori realizzati nell’arco di un decennio. Il titolo, «Possano tutti gli esseri sapere che stiamo sognando», riecheggia le formule augurali buddhiste e richiama l’idea che la realtà percepita sia simile a un sogno, della cui natura illusoria occorre diventare consapevoli.

Martello parla di visioni che arrivano nel sonno o durante la meditazione e continuano a insistere finché non trovano una forma. Prima, però, serve il supporto giusto. L’artista cerca kimono usati, stoffe giapponesi e indiane, tele militari dismesse, sacchi per il riso e vecchi ricami. Li taglia, li cuce, li sovrappone e ci dipinge sopra. A volte le figure emergono da fondi già ricchi di motivi ornamentali, altre volte si distribuiscono su pezze di stoffa che mostrano cuciture e giunture.

Il cucito, appreso dalla madre e dalla nonna, è il modo con cui l’artista mette nella pittura gesti e saperi familiari. E un aspetto tutt’altro che secondario, è il recupero di oggetti comuni con le loro storie e imperfezioni, che dà concretezza alle immagini intangibili nate da esperienze meditative e suggestioni sacre.

La formazione di Michela Martello nell’illustrazione si fa sentire soprattutto nella precisione del contorno e nella capacità di condensare una storia in pochi elementi. Le sue composizioni si formano per associazioni, accostamenti e improvvise metamorfosi. Una donna può assumere i tratti di una dea, un cavallo fondersi con un serpente, due mani blu diventare un enigmatico emblema. Sono racconti che lo spettatore può ricostruire seguendo le proprie intuizioni. Anche il modo in cui l’artista usa il colore ha la sua importanza. Martello preferisce tonalità terrose e trasparenze delicate che si alternano a gialli squillanti, rosa e blu intensi.

Sono opere che somigliano agli ex voto, alle pitture devozionali e perfino alle tavole di antichi bestiari. Martello usa questi repertori cercando di dare forma a esperienze intime, ricordi e intuizioni personali. E nonostante il suo interesse per le tradizioni religiose, riesce comunque a creare un linguaggio fresco e attuale.

In contemporanea, al secondo piano della Founders Gallery c’è Living Lineages, una mostra collettiva di moderni Thangka, i dipinti della tradizione buddhista tibetana legati alla pratica devozionale. L’accostamento tra le due esposizioni offre l’occasione di confrontare un linguaggio fondato su convenzioni iconografiche precise con la libera rielaborazione dei simboli praticata dall’artista italiana. È un’occasione per riflettere su una questione che il mercato dell’arte, ossessionato dalle quotazioni, sembra aver perso di vista: a che cosa servono davvero le immagini?

Michela Martello – May All Beings Know We Are Dreaming

Curatrice: Anne Austin Pearce.

Sede: Founders Gallery, Soka University of America, 1 University Drive, Aliso Viejo, Orange County, California.

Durata: fino al 20 gennaio 2027.

Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17.

Ingresso: gratuito.

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Ivan Quaroni
Cresciuto intellettualmente, emotivamente e spiritualmente nel clima postmoderno degli anni Ottanta, sviluppando una smodata passione per i gruppi post-punk e new wave della perfida Albione ed un’autentica perversione adolescenziale per la Letteratura Decadente e la Pittura Preraffaelita e Simbolista. Continua a leggere (saggi e soprattutto letteratura di genere fantastico), ad ascoltare enigmatiche band britanniche, a comprare la rivista Rumore (di cui continua a non capire un cazzo!!!) e a guardare cartoni animati con le sue figlie Bianca e Giuditta. Adora Joe R. Landslale, The Commitments, Harry Potter, Franco Bolelli, Neil Gaiman, Tata Matilda, Pete Doherty, Robert Williams (il pittore), la Cool Britannia e l’arte senza “libretto d’istruzioni”. Si arrende a due sole forme di depravazione: la ricerca spirituale e i manuali di auto-aiuto.

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