
Tutti siamo figli, molti sono genitori. Sembra un’ovvietà da manuale sociologico, ma quando il tema varca la soglia della Sala Convegni della Villa Reale di Monza si trasforma in un dispositivo nuovo. Si intitola Madri Padri Figl* la collettiva organizzata da AND Ente del Terzo Settore (aperta fino all’8 novembre), curata a più mani da Elisa Cella, Loredana Galante, Andrea Meregalli e Matteo Suffritti, con testi critici di Simona Bartolena e Fortunato D’Amico.
Quell’asterisco finale non è una concessione modaiola al vezzo linguistico woke, anche se detto inter nos il rispetto delle presunte minoranze aveva già rotto le balle dieci anni fa e quindi figuriamoci oggi che persino la Ocasio Cortez sta facendo il mea culpa per certi eccessi woke. Comunque: nell’epoca dell’inverno demografico e della frantumazione molecolare dei ruoli, la mostra scardina l’idillio della famiglia come l’abbiamo tradizionalmente intesa, perché è l’evoluzione bellezza e tu non puoi farci niente: chi non si adatta è perduto, vedi i dinosauri ed evita la trappola del perbenismo. La famiglia non viene celebrata, viene sezionata.
Nelle opere esposte, l’affetto convive senza sconti con il vuoto e la cura confina col controllo. Dalla stratificazione corporea e identitaria negli scatti di Julia Krahn alla pittura dell’immenso Trento Longaretti (siamo onesti: ce l’hanno infilato perché un artista sotricizzato non si nega a nessuno, ma non crediamo che lui essendo cattolico avrebbe approvato al 100% la sua presenza, ma del resto stiamo parlando di una realtà controfattuale quindi passiamo oltre), arrivando ai corpi e alle tensioni formali/scientifico/visuali di Cella, Cera Rosco, Galante, Lauretta, Meregalli, Nutini, Suffritti, il dialogo tra Massimiliano e Omar Galliani e l’urgenza segnica di Azael Langa. Efficace l’innesto relazionale con Qui il tempo si ferma: piatti nostri, progetto sviluppato in collaborazione con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto insieme alle scuole e a SOS Villaggi dei Bambini.
A dare peso al progetto c’è anche una solida impalcatura editoriale: un pregevole catalogo a tiratura limitata di appena 200 copie numerate (progetto grafico di Meregalli Merlo Studio), concepito come un vero e proprio saggio polifonico. Tra le pagine, ai testi letterari (da Manzoni a Blake) si affiancano le riflessioni di figure eterogenee come Santa Nastro, Matteo Rossini, Francesco Saverio Teruzzi, Silvio Danese, Anna Arcari, l’avvocata Cinzia Colombo e Claudio Tosi. Mancava Beluffi, mancava una voce che facesse da contraltare ma le vie del Signore sono infinite e domani è un altro giorno; in compenso non manca l’estensione merchandise della mostra, pensata per uscire dal perimetro espositivo: magliette dedicate, la borsa griffata dell’evento e persino originali fermacarte d’artista, a rimarcare l’idea che certi legami – proprio come l’arte – lasciano un peso indelebile nella nostra quotidianità.
Niente buonismi, zero fuffa: solo cartografie dell’oggi, di questi matti matti matti matti matti tempi moderni. Una mostra da vedere. Subito!











