Alla faccia del concettuale: ad ArtVerona la pittura resiste

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Alla faccia del concettuale: ad ArtVerona la pittura resiste, graffia e vince
Punto sull'Arte - ArtVerona 2025 - Padiglione 11 Stand D14-E13 - ARTISTI Annalù, Jernej Forbici, Lene Kilde, Matteo Massagrande, Eric Roux-fontaine, Marika Vicari, Valeria Vaccaro - fonte https://www.puntosullarte.com/fiere/artverona-2025/

Basta video noiosi e installazioni cervellotiche col libretto d’istruzioni. Tra gli stand scaligeri esplode l’energia di una nuova generazione di artisti che riscopre il fascino senza tempo della tela e del disegno.

Calma piatta sul mercato? Forse. Ma se c’è una certezza che emerge con prepotenza dai padiglioni di ArtVerona 2025, è che la pittura non solo non è morta, ma gode di una salute eccellente e detta legge. Archiviata l’indigestione decennale di concettualismi fini a se stessi, video-art soporifera e marchingegni incomprensibili, l’arte contemporanea italiana si riappropria del mestiere, della materia, del corpo e del pigmento.

Al netto della consueta e rassicurante parata di maestri storicizzati — dai sempreverdi Gilardi e Schifano fino alle raffinate ceramiche concettuali di Bertozzi & Casoni, protagonisti assoluti nello stand di MLB Maria Livia Brunelli con le loro nature morte su tomi scultorei —, la vera linfa della fiera pulsa tra le scelte dei galleristi più attenti ai linguaggi emergenti.

Intimismo generazionale e maestria tecnica

La sorpresa più folgorante arriva da un diffuso e struggente intimismo generazionale. Da 1/9unosunove, il giovane siciliano Giovanni Bongiovanni incanta con tele intrise di sospensione metafisica: adolescenti assorti, immersi in paesaggi inquieti e lambiti da bagliori lontani, simboli di un mondo esterno in fiamme che non riesce a violarne la purezza. Intimismo e maestria tecnica che ritroviamo anche nello stand milanese de La Finestreria, dove Mauro Valsecchi — fresco vincitore del Premio Massimiliano Galliani per il disegno — fonde memoria privata e mito classico attraverso una tecnica certosina a polveri e pigmenti incisi.

A fare la parte del leone è poi la scuderia di Candy Snake Gallery, che mette a segno un doppio colpo: da un lato Paul Rog (vincitore ex aequo del Premio The Bank per la pittura contemporanea), capace di sposare la precisione lenticolare fiamminga con la malinconia dei ventenni d’oggi; dall’altro Agostino Rocco, che manipola l’algoritmo digitale per poi tradurlo a colpi di pennello in volti inesistenti di straziante ed enigmatica bellezza quattrocentesca.

Corpi, memoria e nuove visioni

Il percorso visivo riserva altre tappe imprescindibili: le figure sacre e arcaiche di Chiara Calore da Giovanni Bonelli; le reliquie marmoree e corrose di Leonardo Dalla Torre da NP Art Lab; le presenze specchiate di Barbara De Vivi da Poggiali e Forconi; i corpi nudi, sensuali e vulnerabili di Paolo Caldarella da Ceravento; fino alla pittura carnale e metamorfica dell’ex danzatrice Sarah Jérôme da Prometeo Gallery.

E il paesaggio? Non è più semplice veduta. Si fa sintesi mentale e geometrica nell’astrazione di Marco Petrus da M77, materia fluida ed emotiva nella ricerca di Alessandro Papetti (sempre da Galleria Bonelli), o delirio Pop Surrealista nelle visioni ipnotiche di Nicola Caredda da Antonio Colombo.

ArtVerona 2025 ribadisce una lezione chiara: l’avanguardia autentica, oggi, abita ancora sulla punta di un pennello.