Reggio ’70, i figli di una ‘rivoluzione minore’

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I Moti di Reggio del ’70. Per non dimenticare. Ecco il film “Liberarsi – figli di una rivoluzione minore” del regista Salvatore Romano. Il lungometraggio risale al 2007. Divenne subito cult. Il tempo ha reso eterna la storia dei Moti di Reggio così come eterno è il film. Narra, senza nessuno sguardo retorico, uno dei periodi storici più controversi e significativi della storia della città della Fata Morgana. La rivolta di Reggio, la sommossa popolare avvenuta a Reggio Calabria dal 14 luglio del 1970 al febbraio del 1971. Nella pellicola, Pietro, giornalista televisivo italo-canadese, sbarca a Reggio Calabria per effettuare un’indagine sui rifiuti tossici. Durante l’inchiesta scopre che il padre è morto nel corso dei Moti di Reggio del 1970. Saranno Alba, Don Pino e Maria a fornirgli un aiuto per chiarire la vicenda. Un viaggio nel tempo, in quegli anni ’70. Scoperte di verità agghiaccianti e trame oscure di un periodo delicato della storia italiana. Il film è stato girato, per intero, a Reggio Calabria e dintorni. Nella pellicola sono racchiusi variegati tratti distintivi di quei giorni. Una storia che pochi hanno avuto il coraggio di raccontare. Con l’opera di Salvatore Romano riecheggiano carri armati, barricate, corse disperate, spari, morti. Una fotografia dai richiami magici che racconta un popolo unito contro il clientelismo politico di allora che “regalò a Catanzaro il capoluogo di Regione”. Romano la ‘sua’ Reggio la custodisce dentro l’anima, sempre. E così i reggini. E così “Liberarsi”: «Un film molto attuale perché mette in risalto le problematiche dell’Italia, del nostro vivere». Numerosi riconoscimenti hanno correlato il film, tante le vendite dei dvd nonostante il lungometraggio sia stato, a più riprese, dichiarato apertamente “scomodo” da molti organi istituzionali. «In Italia, sovente, chi dice la verità viene emarginato, ostacolato» – confida Romano. Ragioni politiche ed economiche hanno, inizialmente, influito negativamente sul film probabilmente perché, solitamente, gli ‘eroi’ vengono classificati tutti da una ‘parte’, per una superiorità che si invoca come principio da una élite ‘intellettuale’ che in Italia ha preteso di dire la sua anche sugli aspetti storici, 1861 incluso ma è un’altra storia. Rivolta di Reggio: era il 1970. Oggi poco sembra esser cambiato. In molti si aggrappano e cercano rifugio nel perbenismo più becero. Figlio di quegli anni, di chi ha ‘vinto’ ed adesso gongola sotto l’insegna luminosa dei ‘giusti’. Un atteggiamento monomaniacale da radical chic, insomma. E’ il 2016 ma da questo punto di vista sembra ieri. La catastrofe culturale che ha inglobato l’Italia ed il Sud in particolare ha tanti nomi e tante storie. La selvaggeria del politicamente corretto e dei luoghi comuni incombe, sempre. Sono affari nelle mani di creativi squinternati che fanno dell’egemonia della ‘riflessione veloce e giusta’ uno stile di vita, che sì conquista l’applauso (facile) ma non trova radicamento nella sostanza. Al di là del trionfo del pensiero unico e della vittoria della dittatura democratica dei nostri giorni, bisogna sempre guardare dove in pochi riescono a vedere ed è per questo che rimane senza tempo la storia dei Moti di Reggio così come “Liberarsi”. Un’opera cinematografica che si tramuta in palpitazione collettiva, trascinante, devastante. La mano della ’ndrangheta, incendi, lacrimogeni, auto capovolte, pietre come pioggia sotto un cielo nero, specchio dell’anima dei reggini. Rimembranze di urla, di unione, di partecipazione e voglia di riscatto. Notti insonni. Il suono delle bombe ed il rumore del silenzio. Il silenzio che accomuna tutti i fatti del Sud sempre figli di grandi rivoluzioni considerate minori.