Dalí e García Lorca, l’amore che ha inventato il Surrealismo

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di Salvo Nugnes

Madrid, 1923. Tra i corridoi della Residencia de Estudiantes non si incrociano solo due giovani talenti, ma due forze della natura destinate a scontrarsi. Da una parte Federico García Lorca: passionale, vulcanico, aperto riguardo ai suoi sentimenti in una Spagna bigotta. Dall’altra Salvador Dalí: ossessionato dal proprio genio, stravagante, maestro del depistaggio. La loro non è stata una semplice amicizia, ma un corteggiamento intellettuale ed emotivo durato anni, vissuto sul filo del rasoio.
I giorni di Cadaqués: sguardi e complicità…
Per capire la portata di questo legame basta guardare gli scatti della primavera del 1925 a Cadaqués. Nelle fotografie in bianco e nero li si vede insieme in barca, sulle scogliere catalane. Lorca sorride con la sicurezza del seduttore, Dalí lo fissa con un’intensità quasi ipnotica. È qui che il poeta legge in anteprima Mariana Pineda e che il pittore capisce di avere davanti il suo unico vero rivale e muso.

Lorca non nasconde il suo trasporto e nel 1926 pubblica l’Ode a Salvador Dalí, un testo che, sotto la veste della lirica avanguardista, è una vera e propria dichiarazione d’amore e stima. Dalí accetta il corteggiamento per alimentare il proprio ego, ma mantiene una distanza. Nelle sue memorie racconterà il tentativo di Lorca di trasformare il loro legame, ammettendo di essersi sentito “lusingato e ipnotizzato” dal poeta, pur ritraendosi al momento decisivo.
A spezzare il filo non fu la mancanza d’affetto, ma il tradimento artistico. Quando nel 1929 Dalí firma con Luis Buñuel il capolavoro surrealista Un Chien Andalou, Lorca si sente pugnalato alle spalle, convinto che quel “cane andaluso” del titolo fosse un attacco diretto a lui. L’entrata in scena di Gala farà il resto, allontanandoli definitivamente.
Ma certi legami non si cancellano. Quando nel 1936 Lorca viene ucciso dai franchisti, Dalí subisce un colpo durissimo. Negli ultimi anni di vita, ormai anziano e isolato a Torre Galatea, il pittore continuerà a mormorare una sola frase: “Il mio amico Lorca“.
Chiamatela amicizia, chiamatelo flirt incompiuto, chiamatela ossessione: senza l’incontro tra Dalí e Lorca, l’arte del Novecento non sarebbe stata la stessa.

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