Il quarantesimo anniversario del Todi Festival, che si svolgerà dal 26 agosto al 3 settembre, è volto a rinnovare la storia di una manifestazione sempre più fiore all’occhiello dell’Umbria e dell’Italia intera. Quattro decadi di successo nel panorama culturale nazionale, tra debutti e anteprime con tournée che spesso hanno varcato i confini della nazione. Spettacoli teatrali, mostre d’arte contemporanea, presentazioni di libri, incontri tra protagonisti e un pubblico che brulica di turisti provenienti da tutte le parti del mondo: questo e tanto altro offre una kermesse che, per celebrare il suo quarantennale, sfora la settimana arrivando a coprire ben undici giorni di festa.
Silvano Spada è il fondatore del festival: cosa è cambiato in quasi mezzo secolo?
Il clima del festival è da sempre lo stesso, mentre è chiaro che quello del mondo circostante è diverso. Noi abbiamo sentito semplicemente l’esigenza di rimettere le lancette dell’orologio in modo che sia adeguato al tempo presente.
Il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone, l’ha insignito di un’onorificenza durante la conferenza stampa di presentazione di questa edizione del Todi Festival. Cosa ha significato per lei?
Prima di tutto una bellissima sorpresa perché non me l’aspettavo davvero. In ogni caso, sinceramente, mi è sembrato giusto perché al festival di Todi tutti gli schemi saltano, trattandosi ogni volta di una vera e propria invenzione.
Da Pupella Maggio a Carla Fracci, dagli allora debuttanti Vincenzo Salemme e Gianfelice Imparato a mostri sacri come Giorgio Albertazzi: tanti artisti di ogni schieramento politico e filosofico si sono esibiti sotto la sua direzione. Ha un aneddoto legato a uno di loro?
La «cattiveria» di Pupella. Una cattiveria tra virgolette, visto che stiamo parlando di un personaggio straordinario che mi è stato di grande supporto nella realizzazione della manifestazione. Ci conoscemmo durante la seconda edizione del festival: lei si innamorò di Todi e, dopo essere stata per un periodo mia ospite, acquistò addirittura una casa. Tutti i premi che le sono stati attribuiti durante la sua incredibile carriera, Pupella li ha donati al comune della città. C’è poi un altro ricordo che mi lega invece a Mastroianni. Marcello venne a trovarmi al festival; lui detestava essere paparazzato e io avvisai chi di dovere di non riprenderlo. Un giorno, mentre stavamo passeggiando, ci imbattemmo in una giovane fotografa: Marcello la fermò e le disse: «Scusi, può scattarci una foto? Vorrei avere un ricordo con il direttore artistico». Questo aneddoto ancora mi commuove.
Questa edizione lascia, come sempre, un grande spazio alle donne: Milena Vukotic, Elena Croce, Donatella Massimilla, Manuela Zero, Michela Andreozzi tra le tante. C’è un progetto preciso o è solo rispetto delle quote rosa?
Detesto il termine «quote rosa». Per me il mondo potrebbe essere composto solo da donne, che sono sempre state le vere protagoniste, coloro che fanno girare il mondo: un tempo lo erano dietro le quinte, perfino accanto al focolare domestico erano loro le vere comandanti. Purtroppo, a causa dell’invadenza maschile, erano costrette a ricoprire un ruolo subalterno, mentre oggi sono sul trampolino di lancio in ogni occasione. Io stesso devo moltissimo alle donne.
Un festival democratico e inclusivo che lascia spazio ad artisti di grande esperienza ma anche agli emergenti che devono la loro popolarità ai social media. Vuole definire in una parola il Todi Festival di Silvano Spada?
Il Todi Festival è per me uno spazio di incontro dove possono stare a contatto i protagonisti del passato con quelli del presente e del futuro. Ritengo che lo scambio di esperienze sia molto produttivo per tutti, perché gli emergenti hanno molto da apprendere dagli artisti di lungo corso, ma anche chi ha fatto la storia della cultura non deve e non può disdegnare l’apporto necessario fornito dalle nuove leve. In sostanza il festival è un mix di rispetto per il passato e di tutto ciò che è nuovo. Anche l’incontro fra artisti e pubblico è importantissimo, perché rappresenta un momento di riflessione e di allegria dove il piacere di stare insieme vince su tutto.












