Un fotografo mi morse il sedere!

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Alexander Gonzalez DelgadoCapacissima di scrivere su Facebook una citazione così “con le discussioni serie si arricchiscono solo le compagnie telefoniche”, sbarazzando il profondismo e la retorica social in mezza riga. Capacissima di rispondere al telefono e “con la tua chiamata mi hai salvato, avevo appena incontrato una ragazza che mi sta antipaticissima e stavo per andarla ad ammazzare di botte”.
Ecco a voi Ankthi Roe, sceneggiatrice, performer, alternative model. Il contrario di quanto si definirebbe ammiccante. A cominciare dal nome, Ankthi, che in albanese significa qualcosa a metà tra “ansia” e “incubo”, e Roe, che in inglese indica una specie di cervo.

Venticinquenne, delle langhe vercellesi, punk che odia il punk (e odia essere definita punk, che poi è il motivo base per cui la definiamo punk), laureata in Didattica delle arti all’Accademia Albertina di Torino, Ankthi Roe la vedete in una serie di scatti di nudo. Ma è ben consapevole, lei, del fatto che la seduzione, l’eros, come vogliamo chiamarlo non è mai andare dritti al punto. Non è mai puntare la zona erogena, il capezzolo, il dito da leccare, e così via. E’ un equilibrio molto instabile di memoria e aspettativa “L’eros è sempre il prima e il dopo del centro dell’eccitazione” racconta a ilgiornaleoff.it. Ed è anche per questa motivazione (che sava già tutta nell’undicesimo libro delle Confessioni di Sant’Agostino) che lei si ritiene innanzitutto una performer.

Dietro a ogni eros c’è un movimento narrativo. Non immagine ma performance, quindi. Ma ecco come la racconta lei. “Quando ho iniziato a posare, in Piemonte c’erano poche modelle. Ho avuto le solite esperienze negative con fotografi piuttosto laidi. Dopo sei mesi uno di questi, durante uno shot, mi morse il sedere. Dovetti uscirne raccontandogli con molti particolari come fossi lesbica e come non potessi tollerare il contatto con gli uomini. Lì ho avuto l’illuminazione. E ho capito che la performance, anche provocante, deve avere una dimensione narrativa”.

E spiega: “Essere una modella “alternativa” non è solo una questione di tatuaggi: quando tu vai a posare chiamano il suo essere, il suo personaggio. Una “alternative model” deve essere diversa dalle altre. Al contrario delle modelle “normali” che devono corrispondere a dei canoni di bellezza standardizzati. E allora le chiediamo come ha iniziato a fare la modella. E ancora viene fuori una bella storia: “Ho iniziato a posare nel 2007. Ero in stazione, un ragazzo mi si avvicinò e disse che avevo un bel viso, ma ero troppo rotonda. Persi 22 chili in pochi mesi. Dimagrii subito ma non in modo sano e corretto. Ora lo saprei fare con più cura per il mio corpo: vado in palestra, mangio un sacco di str.. bio. Ankthi Roe sa rappresentarsi.

www.ankthi.com/