Carlo Zoratti propone un on the road sulla vera storia di un ragazzo autistico.
di Pedro Armocida
Inutile girarci intorno, il tema è preciso. “The Special Need”, opera prima di Carlo Zoratti, è un film su un ragazzo ventinovenne, impigliato nella rete dell’autismo, che ha una “necessità speciale”: vivere come tutti gli altri. E quindi alla domanda della mamma “Che cosa ti manca?”, Enea risponde: “Mi manca l’amore”. Ecco allora che due suoi amici ‘normali’ decidono di aiutarlo a realizzare il suo sogno.
Racconta il regista: “Io ed Enea ci conosciamo da quando abbiamo quindici anni. Abbiamo deciso di fare questo documentario quattro anni fa, in piedi davanti alla fermata dell’autobus n°11 a Udine. Quel giorno, gli ho chiesto se aveva la ragazza: io ne avevo conosciute molte, perché lui no?”.
Inizia così un’educazione sentimentale che non sortisce gli effetti sperati perché gli approcci di Enea con le donne in paese, al di là dei loro modi gentili, non portano a nulla (“Ho 29 anni e sono di Terenzano, ma ragazze perché mi scappate?”, dice Enea con i suoi modi sempre così comici). I due amici, Alex e Carlo (lo stesso regista), pensano allora che la via più semplice sia ingaggiare una prostituta. Ma in giro per Udine di notte ricevono tanti no, perché i problemi psichici fanno molta più paura di quelli fisici. C’è poi il tentativo dei bordelli al di là del confine, ma è così squallido. Non rimane che andare tutti e tre con il furgone dal Friuli in Germania dove c’è un’associazione con accompagnatrici psicologhe che organizza questo tipo di incontri.
Un viaggio on the road in cui si sa da dove si parte ma non certo dove si arriva: “Nel 2012 – racconta il regista – quando sono iniziate le riprese, non sapevamo quale sarebbe stata la strada. Ogni giorno Enea cambiava traiettoria e io dovevo seguirlo, accettando che fosse lui a guidarmi. A luglio abbiamo consegnato un film finito, imperfetto, sgangherato che non parla solo di sessualità, ma anche di un’amicizia e di come siamo fatti noi esseri umani. Non ci dispiace che sia diverso da come ce l’eravamo immaginato all’inizio: facendolo abbiamo scoperto cose bellissime. Abbiamo conosciuto meglio Enea e anche noi stessi”.
La bellezza del film, distribuito da Tucker Film, che negli ultimi tempi continua a infilare perle nel suo catalogo (dopo “Zoran” di Matteo Oleotto e “TIR” di Alberto Fasulo), sta molto nello sguardo del regista e nel modo di trattare con normalità la disabilità. Che è l’unico approccio possibile. Ricordiamocelo quando il film sarà nelle sale come evento l’1 e il 2 aprile, proprio nella giornata mondiale dell’autismo.











