“Some girl(s)”… prima del matrimonio

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Al Piccolo Bellini di Napoli arriva la pièce di Neil LaBute con la regia di Marcello Cotugno.

di Bruno Giurato

L’amore non è più un rifugio come nella famiglia tradizionale, nemmeno un’aspirazione assoluta come in Anna Karenina, tantomeno un’avventura perenne come in Casanova. Nell’epoca della modernità liquida e dell’instabilità permanente, l’amore è diventato una zona di frontiera molto irritabile. Un vero luogo di conflitto.

Magari si può provare a riconoscersi nelle proprie storie passate, nel tentativo au rebours di disegnare un’identikit di se stessi. Ma incomprensioni, sorprese, piccoli o grandi colpi di scena restano lì in agguato. Zero certezze.

Al Piccolo Bellini di Napoli, fino al 15 dicembre, arriva Some Girl(s), titolo rollingstoniano per una pièce teatrale di Neil LaBute, uno degli autori USA più acclamati della nuova generazione. La regia è di Marcello Cotugno, il primo in Italia a mettere in scena i lavori dell’americano (sin dal Bash, nel 2001). La trama è un perfetto riassunto delle insicurezze tragicomiche di oggi. Guy, insegnante e aspirante scrittore (vero Peter Pan o rappresentante della categoria degli ‘adultescenti’, un po’ adulti un po’ adolescenti) alla vigilia del matrimonio decide di mettersi in cerca delle proprie ex. Vuole incontrarle tutte, per “sistemare il casino che ho combinato nella mia vita sentimentale”, ma anche perché gli amori passati gli restituiscano qualcosa di se stesso: è un romantico, o un consumatore seriale di relazioni? Un candido o un cinico? Infine: vuole davvero sposarsi?

In una messa in scena Indie-Pop, dove luci, scenografie e musiche contrastano con la prosaica stanza d’albergo in cui si svolgono i fatti, sfilano le donne della vita del protagonista: la sessualmente emancipata Tyler (che forse ha solo paura di sperare nel grande amore), la fidanzatina delle scuole superiori Sam (che però coltiva troppe aspettative piccolo borghesi), Lindsay, professoressa scissa tra noia e perversioni intellettuali, Bobby (“quella che se ne andò”). E infine l’ultima, Reggie, la ragazzina curiosa (o forse l’incarnazione della vendetta in bilico sul protagonista). Quest’ultima, poi, non appare in scena, ma solo in un video extra presente online, esempio dell’uso non banale di internet: non serve a diffondere piattamente il ‘messaggio’, ma crea uno scarto, un distacco, un momento di sospensione extratestuale.

“Non si tratta di una pièce teatrale sulla guerra dei sessi” puntualizza Cotugno a OFF. Basti pensare al fatto che i nomi dei personaggi sono volutamente ambigui: il maschio si chiama Guy, che vuol dire genericamente ‘tipo’, i nomi di donna possono essere anche maschili.

“Questa pièce è un discorso sulla natura umana in generale”, conclude il regista. L’idea di base, insomma, è quella esemplificata dal maestro della Novelle Vague e nume tutelare di Cotugno, Eric Rohmer: “Non fermarsi alla rappresentazione della vita, bensì andare a cercarla dove nasce veramente, nelle chiacchiere dei ragazzi, nei brividi del cuore, nel formarsi di un’idea”. E nelle tragicomiche incertezze di un adultescente.