di Salvo Nugnes
La storia di un uomo che seppe trasformare una ferita in un nuovo inizio.
Ci sono momenti nella vita in cui una notizia improvvisa sembra capace di cancellare ogni certezza. Per Phil Collins, uno di questi arrivò nel 1979, mentre era lontano da casa per lavoro e impegnato in tournée.
Sua moglie gli comunicò inaspettatamente via fax la decisione di chiedere il divorzio. Il loro matrimonio, durato quattro anni, stava finendo e, dietro quella separazione, c’era anche la relazione della donna con Michael Burberry, l’arredatore d’interni incaricato di dipingere e rimodernare la loro casa. L’uomo che avrebbe dovuto occuparsi delle pareti della loro abitazione era diventato, di fatto, colui che aveva preso il posto di Phil nella vita della moglie.
Per il musicista fu un colpo devastante. All’inizio Phil non riusciva nemmeno a capire come affrontare quello che gli stava accadendo. Nel silenzio della sua casa, davanti alla batteria e alle tastiere del suo studio, cercava un modo per dare una forma a sentimenti che sembravano impossibili da raccontare.
Anni dopo avrebbe spiegato quanto la musica fosse stata fondamentale per lui. Soffrivo così tanto, ma non sapevo come esprimermi se non attraverso la musica.
Quelle stanze improvvisamente vuote, il silenzio della casa e la consapevolezza di essere stato tradito diventarono il terreno sul quale avrebbe iniziato a ricostruire se stesso.
Phil provò anche a salvare il matrimonio. Prese il telefono e chiamò la moglie, chiedendole se ci fosse ancora una possibilità. C’è un modo per salvare questo matrimonio? Ma la decisione era ormai presa e il rapporto non poteva essere ricomposto.
Fu allora che il dolore cominciò lentamente a trasformarsi in creatività. Collins iniziò a lavorare alle canzoni che sarebbero confluite nel suo primo album solista, Face Value. Rabbia, delusione, solitudine e sofferenza entrarono direttamente nella sua musica.
Una sera, mentre sperimentava con una drum machine e un sintetizzatore, nacquero le atmosfere cupe e intense di In the Air Tonight. Una canzone destinata a diventare una delle più celebri della sua carriera e, soprattutto, una delle più riconoscibili espressioni musicali del dolore dopo una separazione.
Il brano esplose nel 1981, diventando un successo internazionale. Quando Phil Collins fu invitato a eseguirlo dal vivo nel popolare programma della BBC Top of the Pops, gli spettatori più attenti notarono un particolare curioso: sopra il suo pianoforte elettrico comparivano un barattolo di vernice e un pennello.
Un dettaglio apparentemente insignificante, ma che molti interpretarono come un riferimento ironico all’arredatore entrato nella sua casa e diventato parte, suo malgrado, della dolorosa vicenda sentimentale.
Quando un produttore gli chiese spiegazioni su quell’oggetto, Collins avrebbe sorriso rispondendo.. «Ho solo pensato che la scena avesse bisogno di un po’ di ritocco».
Il divorzio venne formalizzato nel 1980 e chiuse definitivamente quel capitolo. La separazione rappresentò anche un importante sacrificio economico per il musicista, anticipando una serie di vicende personali e divorzi che negli anni successivi avrebbero avuto conseguenze finanziarie ancora più pesanti.
Ma ciò che inizialmente sembrava soltanto una perdita, alla fine si trasformò anche in una straordinaria occasione di rinascita artistica.
Quel dolore contribuì infatti a spingere Phil Collins fuori dal ruolo di semplice batterista dei Genesis e verso una carriera solista che lo avrebbe trasformato in una delle più grandi star della musica internazionale.
Eppure, dietro il successo, i dischi e i riconoscimenti, rimase sempre una dimensione molto più importante, quella della famiglia.
Phil continuò a essere un padre amorevole e presente per i suoi figli, Joely e Simon, cercando di farli sentire sostenuti e amati nonostante gli impegni, le tournée e una vita continuamente sotto i riflettori.
Con il passare degli anni, le ferite si attenuarono e ciò che un tempo sembrava insopportabile poté essere osservato con maggiore serenità. La sofferenza non scomparve magicamente, ma cambiò significato.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più umano della storia di Phil Collins: la capacità di trasformare una perdita in qualcosa di nuovo.
Quel fax ricevuto nel 1979 poteva sembrare la fine del mondo. In realtà rappresentò l’inizio di una nuova fase della sua vita, fatta di musica, successo, nuove relazioni, esperienze e una diversa consapevolezza di ciò che davvero conta.
Perché nella vita può accadere che qualcuno ci lasci nel modo più doloroso possibile. Possiamo sentirci svuotati, traditi, incapaci di immaginare un futuro diverso.
Ma il tempo, lentamente, può insegnarci a raccogliere i pezzi.
E spesso proprio dalle nostre ferite nascono le pagine più importanti della nostra storia.
Phil Collins lo ha fatto attraverso la musica. Ha trasformato il dolore in note, la rabbia in creatività e una separazione in una nuova identità artistica.
La sua vicenda ci ricorda che non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade, ma possiamo scegliere cosa fare di ciò che ci accade.












