Uno Schifano inedito fra pittura e poesia

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L’incontro di Gianni Malabarba con Mario Schifano, ancora oggi avvolto dal mistero, avvenne probabilmente grazie al gallerista Giorgio Marconi e segnò l’inizio di una passione collezionistica che lo portò ad acquistare per la sua collezione alcune delle opere più significative dell’artista romano alcune, esposte nella personale del 1974 alla Pilotta di Parma.

Caratterialmente diversissimi. Eppure con tante affinità. Nella Milano degli anni 60, Gianni Malabarba, figlio di una ricca famiglia d’imprenditori tessili, originario della Valsesia, collezionista appassionato di arte moderna e poeta schivo, discreto, lontano dai riflettori ma vicino a diversi artisti che animavano l’ambiente culturale milanese degli anni ’50 e ’60 intreccia con il romano Mario Schifano, l’artista degli eccessi, bello e dannato, veloce e vorace di tutt, di immagini, di vita, di donne bellissime ( e di stupefacenti) : un legame che va ben oltre il semplice rapporto professionale fra artista e collezionista. Un sodalizio artistico ed umano fatto di amicizia, ispirazione, e scambio creativo.

A raccontare questa storia di amicizia d’arte è oggi la mostra “Mario Schifano – Gianni Malabarba. Pittura e poesia“, a cura di Marco Meneguzzo, e realizzata in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano, visitabile fino al 17 aprile 2025 ,alla galleria BKV-Fine Art di Milano. E’ il gioco di opposti, così lo descrive il curatore nel catalogo della mostra: “riservatezza contro sfrontatezza, riflessione contro sbrigatività, profondità della parola contro superficie (non superficialità) delle immagini, lentezza contro velocità. “II poeta collezionista, inviava i suoi componimenti poetici a Schifano, incoraggiandolo a reinterpretarli in chiave visiva.

L’ artista ispirato trasformava la parola poetica in immagine visiva, con pennellate di colore, restituendo alle parole nuove suggestioni. Schifano utilizzava anche nella produzione dei suoi lavori una carta diversa dalle precedenti, come il cartoncino Schoeller Durex, un supporto raffinato, scelto e fornitogli sicuramente da Malabarba, con la sensibilità di un collezionista legato ad editori appassionati anch’essi d’arte come Vanni Scheiwiller che pubblica di Malerba alcune raccolte di poesie (Viandante del cielo . L’unico significato)

Da questo scambio creativo nacquero le tre celebri tele emulsionate esposte in mostra. Simulano la schermo e il nero dei Paesaggi tv, la serie in cui Schifano era più impegnato dai primi anni 70. ma invece delle immagini televisive sembrano scorrere le parole di Malabarba poeta, intrise di lirismo e simbolismi. Affissi al muro sono esposti anche i numerosi componimenti poetici, dattiloscritti originali di Gianni Malabarba.

Un’occasione unica non solo per riscoprire un sodalizio artistico ed umano poco conosciuto, ma anche un dialogo straordinario tra pittura e poesia che si fondono in un unico respiro creativo. Una sintesi delle arti che trova in Schifano sperimentatore di linguaggi un interlocutore ideale, rivelando inaspettatamente in queste sue opere pittoriche una dimensione intima e piu concettuale, custodita gelosamente nel suo animo inquieto. Un corto circuito fra parola, visione e sentimento.

Altrettanto importanti le altre opere inedite incluse in questo progetto raffinato , appartenenti alla collezione della famiglia Malabarba, suddivise in sezioni tematiche che attraversano i diversi periodi dell’artista: Il Futurismo rivisitato, i Paesaggi, i Progetti, le Buste. Le Macchine: dieci fogli di carta millimetrata, una piccolissima serie che sembra fortemente ispirata a un suggerimento del collezionista, nel ruolo di amichevole commettente con piccoli tocchi di colore dai titoli poetici Motore sorgente da ruscello, Apparato per la pioggia, Sportello per guardare.

Al piano terra ci accoglie la sagoma dell’artista che prendere forma sul pavimento della galleria. Prolungamento della stampa fotografica ai sali d’argento su carta baritata “Disastro domestico”, prima metà degli anni ’70. Pantaloni stesi a terra, sul pavimento ma senza il corpo dentro, sneakers , una maglietta con la scritta Schifano, un televisore portatile al posto dela testa. Il proprio autritratto, fotografato si presume proprio durante una di queste viste alla casa di Malabarba. Giovanni Calamari regista, scrittore, sceneggiatore, nipote di Gianni Malabarba, figlio di un fratello della adorata moglie Guglielmina Calamari, ci regala un’ immagine dello zio: “Andavo spesso a trovarlo nella sua casa studio di via Moscova e mi capitava di vederlo impegnato al telefono mentre conversava con i suoi amici appassionati d ‘arte, muoversi tra gli Achrome di Manzoni, accatasti in corridoio e le tele emulsionate di Schifano appoggiati sui divani”.

Tra le poesie ve ne è una alla quale è particolarmente legato? “A ben guardare”. Me l’ ha regalata il giorno del mio diciottesimo compleanno . “Non fu perché non volle/Tentò sempre un pò più al di sotto/Del limite prescritto/Delle condizionanti leggi morali/Poi fu lo sfacelo/Un susseguirsi ininterrotto/di sobbalzi, buche, melmosità/Ma a ben guardare..”

Il bene e il male sono due aspetti dell’animo che tutti abbiamo dentro. E’ un invito a guardare e a seguire il cuore e non il marciume dentro e fuori di noi. E che lampeggia nei momenti di difficoltà e mi fa tanto bene ricordarlo”.