Sul numero dello scorso mese di maggio di CulturaIdentità abbiamo pubblicato l’intervista di Edoardo Sylos Labini a Giulio Tremonti. L’epidemia è figlia di questa globalizzazione senza controllo e senza Stato: alcuni (e non gli diamo torto) dicono “meglio morire poveri che morire ricchi”, ma non prendono in considerazione i rischi concreti che una recessione economica comporta: violenza e disperazione, ricordiamo i 700 suicidi in Italia durante la gestione Monti dell’economia. Occorre allora forse tornare alla situazione pre-anni 90, quando Stato ed economia erano uniti insieme? Del resto stiamo vivendo la fine di un mondo, cioè la fine della “narrazione globalista”, già ammessa da Obama nel 2016 all’indomani della vittoria di Trump. Tremonti afferma che la globalizzazione è per sua stessa definizione senza luogo, senza Stato: occorre allora tornare a quel “sovranismo” delle democrazie liberali pre-anni 90? Ecco allora che, in questo drammatico frangente globale, quel battito d’ali di una farfalla si è trasformato nel battito d’ali di un pipistrello: “Il virus ha seguito la via della seta con una rapidità inedita. Le vecchie pesti camminavano sulle zampe dei topi, delle pulci; questo virus ha preso l’aereo”. Una critica alla narrazione globalista che Tremonti non tiene tutta per sè: nel suo libro Le tre profezie. Appunti per il futuro (Solferino, 2029, 173 pagine)’ex ministro annovera il genio di Giacomo Leopardi fra i critici ante litteram della globalizzazione…
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Liberale ma non liberista. La mia libertà finisce di essere assoluta quando incontra la tua. E cosi la mia libertà di mercato non è mai infinita ma è interdipendente dalla tua. Lo steady – state è alla base della vita dalla piu piccola singola cellula ai più grissi insieme che chiamiamo popoli.
beh..meglio come mago indovino che come ministro. dell’economisa..çlolol
“Un battito d’ali di pipistrello in Cina…” … porta il caos nel mondo.
E in questa bolla surreale, mentre il Covid con la sua cappa di morte avvolge lo Stivale, questo governo è tutto un bluff. Con Conte dalla lingua biforcuta che giorno per giorno, a rete unificate, nel suo ruolo di Rendicontatore del dramma in corso e insieme demiurgo del domani, trasforma la tragedia italica in una farsa.
Ma al peggio non c’è fine. Così, se Prodi, famoso per aver saputo rintracciare, con l’ausilio di un tavolo spiritico, il covo dove i terroristi rossi tenevano prigioniero Aldo Moro, ha potuto fare una brillante carriera politica, e se Napolitano, nonostante avesse affermato nel ’56 che “In Ungheria l’Urss, sui cingoli dei propri carri armati portava la pace”, è potuto diventare Presidente bis della Repubblica, Conte può ben sperare.
Del resto ogni popolo ha il governo che si merita.
La penso allo stesso modo da sempre. – Questo Tremonti mi piace sempre di più.
Sia stramaledetta la globalizzazione e coloro che l’hanno propugnata (chissà perché mi viene in mente Prodi).
Basta bianchi, neri, gialli; tutti grigi, tutti marionette grigie manovrate da vattelappesca chi.
Monti è stato peggio del Coronavirus!
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