Finita la settimana dell’arte, a Milano inizia il la settimana del design con il Salone del mobile, a cui seguirà la settimana della fotografia. Nel mezzo è stata inaugurata la XXI Triennale dal titolo “Design after design” che dura fino a settembre. Una serie di appuntamenti che proiettano il capoluogo lombardo al centro del mondo culturale. Ma al di là delle giuste celebrazioni, il coacervo di cose spinge a porre una questione epocale sul rapporto tra arte, architettura, design. Espunta la Bellezza oggettiva e soggettiva) dal panorama dell’arte contemporanea, spesso dedita alla dissacrazione e all’orrore, il nostro naturale bisogno di senso è demandato al design. E ne siamo confortati. Solo che il design, in cui predomina la funzione sulla libertà assoluta della forma, propone una bellezza per sua natura effimera che si consuma col passare del tempo e salvo eccezioni decade. Resta l’architettura dove funzione e bellezza possono coesistere. Peccato che le archistar, prese da se stesse, non lo capiscano e progettino edifici spaesanti. Così tra una brutta opera d’arte e un bel cavatappi, preferiamo il secondo. Ma il coraggio di appenderlo in sala per godere della forma, ancora manca. E così sia.
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