San Giorgio martire non porta voti, la lasciano nel degrado!

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san-giorgio-557x262-spirlìArrivi alla stazione centrale di Bari, prendi il taxi e ti fai catapultare a qualche centinaio di metri, tra i vicoli di Barivecchia. Odore di pesce e frutti di mare venduti anche sulle apette. E i “caroselli”, una sorta di palla vegetale con un gusto che va dal cetriolo alla zucchina. Le sgagliozze fritte, di farina di mais. Le popizze, di farina bianca. Un bambinetto che scappa in strada dalla porta di un basso. Una donna che parla alla finestra di un secondo piano con l’amica in strada. E il mio amico che mi avvolge di racconti pieni di sentimento per questa città che, in apparenza, sembra rinata. E tutti se ne spartiscono i meriti.

Ma mi piacerebbe sapere, però, se ci sia anche chi si assuma il demerito, per esempio, delle centinaia di abbandoni di Opere d’Arte. Quelle che non sono così “centrali” alla vista. Quelle che non “fanno campagna elettorale”. Una su tutte, almeno sul territorio di Bari? La secentesca chiesa di San Giorgio martire. Come faccio a conoscerla? Ne scoprii l’esistenza tempo fa, leggendo l’intervista ad un architetto barese che si rammaricava del “silenzio” del proprietario e delle istituzioni cittadine. Dal Comune alla Soprintendenza.

Effettivamente, della chiesa di San Giorgio martire, costruzione in stile romanico rurale, a croce contratta, navata unica coperta da una cupola centrale, sembra non importare nulla a nessuno. Nascosta da una vera e propria giungla, è invasa dalle radici degli alberi che le sono cresciuti intorno. Intonaci e stucchi sono spariti quasi definitivamente e il pavimento è divelto. Dappertutto, rifiuti e sterpaglie.Inutile sottolineare che non esistano più né arredi, né paramenti, né altari. Tutto è sparito. Trafugato? Messo al sicuro dal proprietario? E chi lo saprà mai.

Una cosa è certa. San Giorgio non porta voti. Perché, altrimenti, avrebbe sicuramente ricevuto la sua quota di restauri. E avrebbe avuto diritto al proprio depliant, ad almeno una mostra fotografica, un nastro tricolore ed un paio di forbicione. Invece, niente. Solo degrado, erbacce e abbandono. Alla faccia della tanto celebrata campagna vendoliana di recupero artistico ambientale, di cui il mio amico (e virgilio) va tanto ciacolando in questa giornata tardoprimaverile. L’ultimo intervento di restauro della chiesa è datato 1920, a cura della famiglia che ne deteneva la proprietà. Poi, più nulla. E, soprattutto, dopo gli anni settanta, sono spariti anche i pellegrini e le loro visite. Dunque, l’abbandono è stato totale.

La chiesetta fa parte di un più ampio complesso architettonico; probabilmente un vecchio convento preesistente all’attuale struttura databile 1600. Infatti, ciò che resta del chiostro monastico e l’entrata dell’ipogeo, fanno proprio pensare che di un antico monastero dovesse trattarsi. Ma, al di là delle prove o delle congetture, la certezza è una: San Giorgio martire ha vinto il Drago, ma nulla ha potuto contro la cecità delle istituzioni. Comune o Regione, Soprintendenza o Ministero.

Un’altra perla dell’Arte italiana, dunque, che muore. Senza, peraltro, creare reddito.
Si sveglieranno mai i funzionari e gli amministratori da questo loro sonno letale? Se quel giorno arriverà, l’Italia sarà, per la prima volta, veramente Unita e ricca.