Quando “normale” non è un complimento

0

“Pretty – Un motivo per essere carini”, la commedia di Neil LaBute sulla percezione della bellezza.

di Barbara D’Incecco

Quanto conta la bellezza nella nostra società? Quanto può condizionare i rapporti di coppia? È proprio questo il tema affrontato in “Pretty – Un motivo per essere carini”, ultima tappa della trilogia di Neil LaBute, regista, sceneggiatore e drammaturgo statunitense, in scena al Teatro Menotti fino al 23 febbraio 2014.

I protagonisti della commedia – Filippo Nigro, Fabrizia Sacchi, Giulio Forges Davanzati e Dajana Roncione – diretti da Fabrizio Arcuri, si alternano sul palco in un turbinio di chiacchiere e fraintendimenti, monologhi in video, scambi furibondi e colluttazioni tipiche della vita quotidiana di coppia.

Tutto ha inizio quando Greg, chiacchierando con l’amico e collega Kent, ha l’incoscienza di affermare che la sua fidanzata ha un viso “normale”, ma non la cambierebbe per nulla al mondo. A loro insaputa, Carly, fidanzata di Kent, ha ascoltato la conversazione e subito la riferisce a Steph, l’interessata, che tronca di netto la relazione con Greg. Perché se è vero che la bellezza è soggettiva – come dimostrato da Velazquez con il suo dipinto “La toilette di Venere”, in cui il volto della dea si può solamente intuire nel riflesso di uno specchio, lasciando a ciascuno il suo modo personale di vedere la bellezza – è altrettanto vero che nessuna donna starebbe mai con un uomo che non la considera bella.

Quattro punti di vista, uno per ciascun personaggio: l’uomo incapace di esprimere le sue ragioni e le sue emozioni, la donna ferita, la bella tradita e il bello egoista e traditore. Tutti faranno un percorso che li porterà a conoscersi meglio, a capire qualcosa dalle proprie sconfitte, a lottare per preservare qualcosa di buono in loro stessi. Tutti o quasi.

“Cosa ho imparato da questa storia?”, si chiede il protagonista… “Niente… forse che la bellezza è solamente in superficie… ma probabilmente neanche esiste.”

 

© photo Oreste Lanzetta