Renzi molla il “suo” ddl Scuola per salvare la poltrona

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PORTA A PORTASul ddl Scuola il premier si era furbescamente preparato un programmino che riteneva inattaccabile e ben congegnato.
La Buona Scuola l’ha infatti inviata in prima lettura alla Camera dove sapeva di non avere problemi grazie ai 340 voti garantiti da un meccanismo che, come ormai tutti sanno, è stato definitivamente dichiarato anticostituzionale dalla Consulta, ma di cui lui continua largamente ad avvalersi per “fare le sue riforme”, quelle che spesso non coincidono nei tempi o nei contenuti con quelle che veramente servono al Paese.

Una volta superate le elezioni amministrative si sarebbe quindi presentato al “popolo del PD” che, notoriamente monopolizza e condiziona la scuola italiana, forte di un consenso elettorale plebiscitario sulla sua persona e la sua politica, che avrebbe fatto pesare per piegare la testa anche alla frangia più riottosa della sinistra Dem, quella con la quale si identifica la scuola. Qui, però, Renzi s’è dimostrato oltre che un inguaribile visionario, anche un po’ claudicante come stratega della politica, perchè ha preso per buoni conti fatti senza l’oste.

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