Zio Angelo, il pensionato che sfida la società globale

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Nelle sale “Zio Angelo e i tempi moderni” di Daniele Chiariello, riflessione ironica sulla contemporaneità che avanza. di Pierpaolo De Mejo

di Pierpaolo De Mejo

Un cast formato da arzilli pensionati con tanto di scoppoletta in testa, che lottano contro il nuovo che avanza. Paesaggi sparsi, tra Campania e Basilicata, che trasmettono la magia di antichi valori. Esce nelle sale il 6 febbraio “Zio Angelo e i tempi moderni”, ultimo film di Daniele Chiariello (classe ’71, nato a Salerno), e vincitore del premio Roberto Rossellini 2012. A metà tra Neorealismo e reportage, l’opera racconta,tra Terra dei fuochi e ingiunzioni di Equitalia, la storia di un uomo del nostro Sud costretto a fare i conti con la contemporaneità.

Il protagonista è Angelo Lopardo, nato a Brienza nel 1926, fonte orale e vivente del sapere e della storia di un’intera cultura, intagliatore di pali di legno ed ebanista di professione, ma attore per più di un giorno. Sempre saldo al suo tradizionalismo, Angelo si stupisce nel veder cambiare il mondo attorno a sé con tanta rapidità. Si interroga e riflette a lungo, ma proprio non riesce a capire cosa siano, e a cosa mai possano servire, le grandi pale eoliche non lontane da casa sua; né si spiega la causa di un odore sgradevole portato dal vento. Digitale terrestre, cartelle esattoriali, raccolta differenziata dei rifiuti, energie innovabili: la modernità gli si presenta davanti in continuazione e nei modi più disparati. Dallo scontro tra la visione critica dell’anziano e l’inesorabile avanzata dell’epoca contemporanea nascono gag, confronti politici, colpi di fucile, dialoghi ironici.

Chiariello muove la sua macchina da presa tra Pontecagnano, Buccino, Ricigliano, Vietri di Potenza, Romagnano al Monte, Polla e Caggiano, offrendoci una visione trasognata e al tempo stesso realista sulla sfida tra società globale e minoranze culturali in via di estinzione. “Location fantastiche, dal mare alla montagna. Estrema disponibilità delle persone” racconta il regista “sono stati i vantaggi di girare tra Basilicata e Campania. Purtroppo a volte la finzione supera la realtà, tanto che, ironia della sorte, si parla di nuove pale eoliche a ridosso della contrada Monte di Brienza” e conclude: “Spero che la pellicola non susciti solo allegria, ma anche una riflessione sulla nostra contemporaneità”. Una sfida, quella lanciata dal film, che si rispecchia chiara anche sul fronte produttivo: realizzazione e distribuzione totalmente indipendenti, e due anni e mezzo di attesa per l’uscita nelle sale.